I cookie vengono utilizzati per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo si utilizza. Cookies impiegati per il funzionamento essenziale del sito sono già stati impostati.

Impegno sociale

Angelica Sepe .... dopo aver cantato l'Ave Maria di Gounod in occasione del XXV° anniversario del Pontificato di Papa Giovanni Paolo II°, dopo aver devoluto a favore dell'ospedale di Tirana di Madre Teresa di Calcutta l'intero incasso dell'esibizione romana al Teatro Ghione , e dopo essersi recata nel Kossovo e nel Libano, con il Ministro Martino per esibirsi a favore dei contingenti Italiani in quei luoghi residenti, ed ancora a Roma il 26 settembre 2004 al complesso monumentale Stenditoio di San Michele a Ripa, sotto il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, Angelica Sepe, sempre coerente con la sua linea di condotta, vuole dedicare un nuovo progetto in favore delle donne e dei minori reclusi nelle carceri italiane.

Angelica Sepe e i Refugees

13 ottobre 2012
Progetto a favore dei Rifugiati Politici in collaborazione con il "Centro Enea"di Roma il più grande in Europa, con il Brano
"Lacrime al sole" da lei scritto.

"Le lacrime sono come impronte digitali. I grandi viaggiatori dicono spesso che ovunque sulla terra si ride e si piange per le stesse cose fondamentali a dispetto della cultura e dell'etnos. Ognuno di noi è geloso del suo pianto."

Angelica Sepe, allieva e pupilla di Roberto Murolo, cantautrice e musicista di rango, nota in tutto il mondo ha tenuto concerti a New York, Washington, Montreal, Toronto, Cuba, San Paolo, Buonosaires, Tokio, Osaka, Hiroshima, Taiwan, Cipro, Bruxelles, Liegi, Varsavia, Stoccolma, Casablanca, , Damasco, Aleppo, Madrid, Lisbona, Parigi, Londra, Zurigo, Monaco, Dublino, Pretoria, Tel Aviv e Gerusalemme, contribuendo a diffondere Internazionalmente, anche attraverso la rete degli Istituti di Cultura Italiani, il Patrimonio Artistico del proprio Paese.
Angelica porta nella sua voce i segni inconfondibili di una tradizione, una tradizione capace di rinnovarsi e di incrociarsi con diverse ispirazioni e contaminazioni, dei suoi viaggi ha conservato le diversità, della sua terra i profumi, i colori, i rumori e le immagini.
La musica s'ispira alle radici della terra, riscoprendone passioni ed entusiasmi, l'uso fedele di antichi strumenti musicali si intreccia con nuove idee interpretative in un incontro azzardato e cosciente di molteplici espressioni vocali e sonore del mondo intero.
Angelica Sepe,oltre ad essere una miscela unica di talento naturale e di raffinata maestria vocale, è anche la voce calda della Solidarietà, degli "Eroi senza voce".
Il suo impegno sociale inizia nel 1999 , con il brano "Ma si tu staje cu' mme"" da lei scritto, con contaminazioni arabe, che diventa il leit motiv di una campagna sociale atta a sensibilizzare l' opinione pubblica alla "cultura dell' accoglienza".
E' il primo passo di quello che diventerà il suo maggiore impegno, infatti tra il 2000 e il 2007 la sua voce arriverà a Damasco, Beirut , NaKura , Gerusalemme e Tel Aviv con i contingenti di Pace delle Nazioni Unite, in Kossovo con il Ministro Martino e in Irak.
Sempre coerente nelle forme del cammino sociale individuato, il suo ultimo lavoro" Lacrime al sole" è dedicato al problema dei "Rifugiati Politici" collaborando con il "CENTRO SOCIALE ENEA".
Grazie all'intuizione del suo manager Gianni Marsili e Franco Cavallaro responsabile supervisore della Comunicazione, Angelica ha conosciuto "i Refugees ", un gruppo formato da 5 donne coriste e ballerine, 3 percussionisti, 1 cantante e 1 rapper tutti di varie nazionalità.
Angelica dopo aver ascoltato le loro storie e la loro musica ha deciso di unire le loro forze in una unica collaborazione artistica, dedicando a loro il brano "Lacrime al sole" composto da lei stessa.
Il Centro Enea rappresenta in Italia una assoluta novità nel panorama dell'immigrazione e in particolare nel sistema di accoglienza a favore di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria. (E' il più grosso centro in Europa.)
Il progetto sperimentale, fortemente voluto dal Comune di Roma in stretta sinergia con il Ministero dell'Interno, nasce con l'intento di accompagnare tutte quelle persone che, costrette a fuggire dal loro paese d'origine, cercano in Italia un possibile futuro migliore, ma che talvolta si scontrano con l'emarginazione, il rifiuto e lo sfruttamento.
Sono persone che fuggono da paesi dilaniati dalle guerre, dalla miseria e dalla fame e che cercano rifugio sul nostro territorio per rifarsi una vita. Provengono per la maggior parte dalla zona subsahariana dell'Africa, Nigeria, Costa d'Avorio, Somalia, Eritrea, Etiopia, così come da quelle nazioni che da anni sono teatro di conflitti internazionali o guerre civili: Sudan, Afghanistan e Colombia in primis.
Aperto a Roma nell'ottobre 2007, è una struttura di "seconda" accoglienza, e cioè un sistema che offre una continuazione, ma anche uno sviluppo e un'implementazione, al percorso di integrazione cominciato in Italia grazie alla rete di prima accoglienza già attiva sul territorio nazionale e, in particolare, nella Capitale.
Obiettivo del progetto è proprio il rafforzamento di questa rete, comunale e nazionale, per un percorso migratorio sempre più coerente e sostenibile. Un "laboratorio" che si pone come luogo dove i richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria possano beneficiare di un supporto concreto nel delicato percorso verso la propria autonomia. Il Centro Enea può accogliere 400 utenti.

LACRIME AL SOLE

(di Angelica Sepe)

Terra nuda la mia patria
Sono nere le finestre
Senza sole la mia storia
Senza suoni la mia voce
Ora cantano i cannoni
Sta tuonando ma non piove
Una musica che suona
Che si sente dietro un velo

E piovono lacrime
Sulle case ferite
E per non sentire il male
Toglimi la memoria
Prenditi il mio dolore
Sulla terra nuda
Fa che non finisca il mio coraggio

Hanno ucciso anche mio padre
Hanno ucciso i miei bambini
Il dolore e' così intenso
Da finire questa vita
Brucerò questa prigione
Spezzerò queste catene
Con le mie lacrime al sole
Avrò il mondo testimone

E piovono lacrime
Sulle case ferite
E per non sentire il male
Toglimi la memoria
Prenditi il mio dolore
Sulla terra nuda
Fa che non finisca il mio coraggio…

COMUNICATO STAMPA

Angelica Sepe canta per Natuzza Evolo per contribuire alla costruzione della grande chiesa
voluta dalla Madonna

Lunedì 29 settembre 2012, alle ore 20.00, si è tenuto ad Ottaviano nello splendido scenario del "Casale Principe O'Feo" alla presenza delle più alte rappresentanze politiche e sociali della Regione, un concerto dell'artista Angelica Sepe, allieva e pupilla del grande Roberto Murolo, grande interprete della canzone classica napoletana nel mondo.

Il ricavato dello spettacolo "Voce in Viaggio" sarà interamente devoluto alla Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime di Paravati (Vibo Valentia)

Angelica Sepe, portavoce di pace, di dialogo, di solidarietà sempre fedele alla sua tradizione musicale, si impegna sempre ad approfondire praticare diffondere la cultura della non violenza, del rispetto delle scelte individuali, dei valori umani e civili della libertà, della verità, della giustizia, del dialogo e della solidarietà tra i popoli.

Ad otto anni Natuzza Evolo viene visitata da san Francesco di Paola; i suoi continui colloqui con
l'angelo custode, sono i segni di un'anima privilegiata che oggi, continua ad essere simbolo di fede cristiana e di sofferenza. Una occasione per contribuire alla costruzione della grande chiesa voluta dalla Madonna e rivelata alla mistica calabrese sin dal 1944, quando manifestatasi una delle prime volte nella sua vecchia casa dove era andata a vivere in sposa a Pasquale Nicolace, Le disse:
"non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande chiesa per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti altri si troveranno in stato di bisogno"..
La chiesa avrà una capienza di 3000 posti a sedere e un piazzale che potrà contenere fino a 15.000 persone e la forma di un grande cuore aperto.
I lavori di costruzione che fino ad ora sono stati possibili grazie alla generosità di tutti i fedeli e sostenitori con libere offerte, necessitano dell' aiuto di tutti perché possano continuare.
In tutti questi anni, si stima che Natuzza abbia parlato con più di 8 milioni di persone che da ogni parte del mondo, sono andati e vanno da lei in cerca di una parola di conforto e di sollievo. Sempre attenta ai bisogni spirituali lei non ha mai chiesto un soldo a nessuno, altrimenti a quest'ora la chiesa sarebbe già fatta. Ha sempre posto la cura e la conversione delle anime al primo posto La Fondazione attraverso l e sue opere ed il suo operato rappresenta l' esternazione del messaggio di Natuzza. A 84 anni stremata e sofferente nel corpo, teme di non farcela a vedere qualcosa di realizzato. La Madonna le dice: "La chiesa si fa presto se c'è la Provvidenza… provate a bussare a tutte le porte, prima o poi si apriranno". L' obiettivo della serata a cui partecipa Padre Michele Cordiano, sua guida spirituale, vuole essere quello di raccolta ma anche di sensibilizzazione.
Il suo modello comportamentale, la sua coerenza, diventano insegnamento costante di vita e di comportamento: non parla della croce ma te la fa amare.
In questo mondo moderno, aggettivi banali come, umiltà e carità, sono all' apice invece,della pedagogia spirituale ed educativa di Natuzza Evolo.

Contatti: dr Raffaele Lucerini 3382122155 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Fondazione "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime
Via Umberto I, n. 153- 89852 Paravati (VV) T. 0963 336478

PER EVENTUALI OFFERTE
Intestate alla Fondazione e versate sul c/c postale n. 14581888
OPPURE
Banca di credito cooperativo di San Calogero (VV)
IBAN: IT 32- T 08887- 42710- 00000086000
SWIFT: ICRA-IT-RR-

I MIEI BAMBINI NEL KOSSOVO

8 maggio 2011

Per chi, come me, per ragioni di lavoro, ha fatto tappa nelle più grandi capitali del mondo ha avuto occasione di accumulare durante quei soggiorni una serie di ricordi e di immagini che si sono stampati per sempre nella mente e nel cuore. Ricordi allegri, talvolta con una nota di amaro, molte volte all'insegna del paradosso ma tutti, indistintamente sono ricordi che non mi hanno mai costretta a perdere la gioia che da sempre ha caratterizzato il mio lavoro.
Da Tokio a New York, da Dublino a Londra, da Madrid a Boston, da Bruxelles con ritorno New York, Toronto e Cuba sono questi i principali itinerari che mi hanno vista più volte, anche sullo stesso palcoscenico.

Ma durante questi ultimi anni per dei contatti avuti con la Farnesina ho accettato gli inviti degli Istituti Italiani di Cultura che mi hanno portato ad esibirmi in luoghi dove la guerra, ancora oggi, è in atto con tutta la sua stupida crudeltà. Gerusalemme, Beirut, Damasco, Kossovo ed è qui, in Kossovo, che la mia gioia per il lavoro si è trasformata in un senso di impotente colpevolezza che ancora oggi, a distanza di mesi, mi opprime come un pugno scagliato al centro del petto.
Ero partita da Pratica di Mare con un aereo militare – di quelli che si vedono nei film di guerra quando i marines si lanciano al di là delle linee nemiche – unica donna in compagnia di ottanta paracadutisti e i componenti della mia orchestra, destinazione aeroporto militare di Jakovika nel Kossovo. Come si sa un aereo militare non ha i posti a sedere come un aereo di linea ma i passeggeri, uno a fianco all'altro sono sistemati lungo le pareti dell'aereo, al centro, ammucchiati i sacchi dei militari, gli strumenti musicali, le nostre valigie e il mio beauty case. Ah, dimenticavo solo quando si è a bordo e l'aereo decolla si comprende perché ti danno in dotazione un paio di tappi antirumore da sistemare nelle orecchie. Tutto rimbomba, tutto trema, tutto è assordante ma, almeno io, mi facevo forza e mi confortavo ripetendo mentalmente a me stessa che se facevo questo viaggio era solo per portare almeno un sorriso e un momento di gioia ai nostri militari di stanza in quella regione martoriata, massacrata e violentata durante questi ultimi anni dalla più violenta, idiota,inutile guerra che si sia mai vista. Non che le altre guerre non siano idiote,violente e inutili ma questa io credo, senza tema di smentita, che abbia raggiunto l'apice.

Dopo l'atterraggio veniamo fatti salire su un pullman e all'interno del quale, oltre all'autista con giubbotto antiproiettile, vi erano due militari armati di fucile mitragliatore. Ci precedeva una jeep con tre carabinieri con giubbotto antiproiettile e armati di tutto punto. Sul sedile posteriore della jeep era montata una mitragliatrice pronta ad ogni eventualità. E solo allora che capisci veramente che tipo di pericolo stai veramente correndo. Non sono un'eroina, detesto la violenza, amo il dialogo, sono profondamente convinta che se solo gli uomini si conoscessero meglio eviterebbero i massacri: ebbene, tutte queste mie certezze, in quello scenario cominciavano a subire dei serissimi scossoni. Mi dissi che poiché ero in ballo ora dovevo solamente ballare e per farmi coraggio conclusi che era meglio distrarsi guardando il panorama. Purtroppo non c'era nulla! Dall'aeroporto al villaggio Italia dove erano acquartierate le nostre truppe, per una distanza di 22 km non si vedevano che macerie che si sommavano ad altre macerie che a loro volta erano precedute e seguite da macerie sulle quali, di tanto in tanto, una rozza croce di legno indicava che lì sotto era sepolto qualcuno. Ai bordi di queste macerie una fila ininterrotta di bambini scalzi, macilenti con i visi sui quali brillavano degli occhi enormi, con la mano tesa, in silenzio aspettavano qualcosa. Cristo disse "Sinite parvulos venire ad me" ma io che non ero e non Cristo cosa potevo fare per quella fila ininterrotta di fanciulli privati della loro fanciullezza? Cosa potevo dire, per alleviare quelle sofferenze, e in che lingua dirlo? Un dolore fisico incominciò ad attraversare il mio corpo, ma nello stesso tempo montava in me una rabbia che diventava sempre più livorosa, più furente, più irrazionale.

Ci fu un momento – forse per liberarmi dalla causa del dolore che mi procurava quella visione – che pensai di dare la colpa del mio malessere a quegli angeli violentati che mi guardavano. Qualcosa mi stringeva sempre di più la gola quando il nostro pullman rallentò la corsa. Il militare armato che era seduto accanto all'autista, aprì la porta e, col pullman sempre in movimento, incominciò a lanciare verso quei bambini delle crostatine ed alcuni cornetti che come mi spiegò in seguito, facevano parte della sua razione della colazione mattutina. Pensai che quando si parla di eroismo la mente va a gesti giganteschi, ad azioni titaniche, a sprezzo del pericolo ma non avevo mai pensato che un gesto eroico potesse essere il lancio di una crostatina e di un cornetto verso degli indifesi indifesi. La mia mente immediatamente elaborò un piano. Il mattino seguente, quando al villaggio Italia facemmo colazione insieme ai soldati, dal banco self-service sul quale giganteggiavano dei cesti pieni di cornetti e crostatine, con l'aiuto dei miei musicisti, ci impadronimmo di quei cesti e sotto lo sguardo sbigottito di centinaia di militari ci avviammo verso il pullman.

Dissi a quei giovani meravigliosi che mi osservavano che sapevano benissimo l'uso che ne avrei fatto di quei cesti che stavo portando via . E l'avrei fatto non solo quel mattino ma per tutti i mattini del mio soggiorno nel villaggio Italia. All'in piedi, come un sol uomo, un boato di applausi sottolineò le mie parole. Mi piace concludere, senza tema di retorica che quel applauso fu il più bello, il più dolce, il più eccitante di tutta la mia vita artistica. Un applauso quello che ha fatto ancora di più cambiare la mia vita.

Free business joomla templates